Wednesday, September 23, 2009

Monday, September 21, 2009

Tuesday, September 8, 2009

I've always been fascinated by symbolism


Free Press or Press Free:
This is a very open debate…nowadays!
Today I was at the post-office and, as usually, I was cueing in order to pay my bills…my mood wasn’t the best. A fat woman was sitting in front of a table in order to fill some forms and there, on the table… I saw a copy of a magazine completely abandoned…close to her but it wasn’t hers…. It had kind of 70’s look, with some religious images in the cover. The title: CHIESA VIVA. I took my time and then, when the fat woman wasn’t there anymore, I grabbed the magazine. I start to look inside… wow… awesome. The magazine is actually full of a lot of conspiracy theories against the Church…and what is even more genial …they actually proclaim that the enemies are inside the Church itself. They point freemasons inside Popes, Saints, there are also some detailed graphics that explain one by one the freemasons symbolism inside some religious buildings. It’s very fascinating and the reconstructions are so precise, sometime excessively precise. My mind starts to think endlessly.
Communism, Evolution Theory, Modernism (there are some beautiful attacks against some architectural aspects), Neo-catechumenal…everything is a lie of the Free Masons against the Church…and everything is inside the Church. My ideas about what is true and what it false, about lies and truth became confused. A remainder from high-school: Saint Agostino’s philosophy.
Then I arrived back home…I watched a reality on streaming-TV, it’s a competition among dance crews. I am a follower of this format. I support the black-voguers from NY. They are called Vogue EVOLUTION They ran off the ride. I felt sad. Vogue Vogue Vogue…forever vogue.

Soundtrack for the reader:
http://www.youtube.com/watch?v=LtfyHlX_srg&NR=1

Monday, September 7, 2009

Friday, September 4, 2009

BLACK GOLD





james lee byars

Tuesday, September 1, 2009

From Behind






Tu entri e ti siedi dando le spalle al pubblico

Dato il suo carattere ‘sperimentale’ e non conferenziale, non ho scelto di avere un approccio storico, né tanto meno critico. Questa presentazione vuole essere una breve camminata-aragosta in base alla scelta di alcune immagini proposte da artisti che si muovono sulla scena del contemporaneo.

Partendo dalla pittura vediamo come l’utilizzo di ritrarre la figura di spalle possa presentare intenti diversi da parte del creatore e intrattenere con lo spettatore un’ampia gamma di relazioni.

Prendiamo come esempio la serie in cui Gerhard Ritcher ritrae l’allora compagna Isa Genzsken (1972). La scelta di ritrarre il torso nudo della donna gioca con il carattere androgino del soggetto. Il capo è leggermente inclinato in avanti, la posa è immobile, c’è quindi la volontà di sospendere un momento intimo e personale e di far entrare lo spettatore-voyer in questa ambigua realtà figurativa.

Lo stile del fiammingo Michaël Borremans presenta sempre un tipo di pittura che potremmo definire ‘figurativa’, ma si stacca da tale apparenza dando vita a un mondo assurdo, surreale, in cui il sogno e l’allucinazione governano su pacati personaggi fermati in un statico passato. Il dialogo tra il reale e l’illusorio, e soprattutto un’attenta analisi condotta attraverso un’ottica psicologica, portano le immagini di Borremans verso una sospensione di giudizi e certezze. In questo contesto l’uso della figura di spalle compare come un leitmotiv all’interno del suo lavoro. Ovviamente possiamo parlare di ‘effetto straniamento’ proprio del ‘Perturbante’, citando il celeberrimo saggio di Freud del 1919. Questo effetto in Borremans viene enfatizzato da altri dettagli: i titoli delle opere; il raddoppiamento della figura di spalle (Replacement, 2004); il taglio della figura che poi porne fluttante su una superficie di specchio ( the skirt, 2005).

Il carattere di indeterminatezza è presente in ogni ritratto di spalle. Se fino adesso abbiamo visto dei personaggi fermati nel tempo, con l’opera Rudevco di Thoralf Knobloch si aggiunge un certo movimento al soggetto rappresentato. La figura è ripresa mentre rema: questa è una delle poche azioni in cui la sospensione del giudizio rispetto ad una figura di spalle non appartiene solo all’identità, ma anche alla direzione in cui questa sta procedendo. Se spesso siamo portati a pensarla come spazialmente davanti a noi e sempre nell’atto di allontanarsi rispetto al punto di partenza in cui l’osserviamo, in questo caso invece il dubbio è anche sulla direzione in cui il soggetto procederà.



Anche Robert Longo all’interno della famosa serie Men in The City, diventata emblema dell’arte anni 80, fa un attento uso della figura di spalle, che si contorce in movimenti instabili di cui è impossibile prevedere la direzione dell’innarestabile caduta finale.
Questi disegni life-size mettono inoltre in evidenza che l’utilizzo di una posa ‘anti-classica’ nella pittura (ovvero in stop-motion o, appunto, da dietro) sia un chiaro riferimento all’influsso che il cinema ha sulla pittura cotemporanea. Molti registi hanno fatto uso della cosidetta ‘tecnica dell’inseguimento’. Una tecnica che è stata portata all’esasperazione estetica in Elephant di Gus Van Sants e che induce lo spettatore quasi a materializzarsi dietro gli attori, sia per vedere con i loro stessi occhi sia per trovarsi nel ruolo di osservatori ravvicinati, distaccati, freddi e onniscenti.

Il rapporto tra pittura e cinema lo ritroviamo anche in opere più recenti come la serie SMPT del 2008 di Marinalla Senatore. In questi dipinti in bianco e nero predominano misteriosi individui di spalle che sembrano estrapolati da uno story-board di un film noir.

Nel lavoro Processione di Davide La Rocca del 2003 il passaggio tra cinema e pittura è continuo e ripetuto. Se infatti l’opera è stata realizzata a partire da fotogrammi cinematografici successivamente rielaborati al computer, è proprio attraverso la sgranatura del trattamento pittorico, la resa in bianco e nero del fotogramma, in origine molto colorato, e la visione da dietro dei personaggi a conferigli una certa drammaticità.

Nell’opera di Francis Bacon Study from the Human Body, Man Turning on the Light, una figura si propone in un atto trasformato da quotidiano a brutale, accentuando la matrice sessuale e istintuale del soggetto umano destinato alla sua caducità. Questa immagine è stata infatti più volte citata come diretto collegamento tra Bacon e Eadweard Muybridge pensando agli esperimenti e studi fotografici sul movimento che aprirono la strada al cinema.

L’uso del rapporto cinema-pittura conferisce un carattere marcatamente sessuale alla figura di spalle. Ne è un esempio il film Scorpio Rising di Kenneth Anger, in cui il divo-maledetto all’inizio compare di spalle con una carrellata dall’alto verso il basso e introducendo il sorgere dello scorpione e il nome del suo creatore.

Ritroviamo una sorta di deja-vu cinematografico paragonando l’opera Charlie don’t surf (1997) di Maurizio Cattelan e la bambina col cappuccio rosso di Don’t Look now (1973). La scelta di mettersi al muro, di dare le spalle in questo caso viene enfatizzata dal fatto che a compierla è un bambino/a. Ritroviamo il fattore straniamento, la tecnica del mistero, ma anche il ricordo sgradevole delle punizioni scolastiche. Cattelan infatti ha sempre giocato con il suo auto-ritratto di enfant terribile all’italiana. Il titolo sgrammaticato richiama un divieto forzato dal fatto che due matite inchiodano Charlie al banco di scuola, che deve stare fermo e non può muoversi.

Precedentemente anche un altro artista aveva giocato con l’autoritratto di spalle come esposizione di una colpa di cui vergognarsi. Martin Kippenberg usa la tecnica del self-sabotage dopo essere stato accusato di neo-nazismo da un critico tedesco e alla fine degli anni 80 crea una serie di sculture che lo raffigurano di spalle in un angolo con le mani incrociate dietro la schiena. Martin, Into the Corner, You Should Be Ashamed of Yourself rispecchia la strategia di Kippenberg di deridere e di esprimere i paradossi del sistema dell’arte attraverso la sua immagine corto circuito.
La sua è una provocazione, uno sbeffeggiamento contro l’idea Romantica dell’artista e la sua posizione all’interno della società contemporanea. Questa provocazione la ritroviamo anche in una delle opere Untitled dalla serie Lieber Maler, male mir…(Dear Painter, paint for me…) 1981 per lo più commissionata da Kippenberg ad un illustratore di poster cinematografici, un certo ‘Mr Weber’. Due figure tra l’ordinario e il tragico-comico, si dirigono verso un bar contrapponendosi alla folla di Dussendorlf. La mitologizzazione indotta dal ‘pittore-artista’ si contrappone alla mediocrità dei due soggetti ritratti di spalle.

In questo caso il soggetto retroverso è una coppia, così come nell’opera di Piero Golia Untitled (tatoo) 2001 in cui torna il concetto di enfant terribile che seduce una donna fino al punto di farle tatuare sulla schiena Piero My Idol con tanto di sua effige. Qui il concetto di anonimato (quello appunto della donna estranea al cosiddetto sistema dell’arte) si contrappone all’aura della celebrità e mitizzazione della figura dell’artista provocando un ribaltamento tra il retro e il verso. In questo caso l’artista si appropria anche del dorso andando oltre l’iconografia pop-warholiana in cui è presente la centralità del volto.

Ma cosa succede se la coppia si allarga a un gruppo di persone?
Prendiamo in esame due esempi contrapposti. Il primo è quello di Santiago Sierra con lavori come 89 HUICHOLES (2006) o nel più famoso LÍNEA Di 250 CM TATUAta Sopra 6 persone remunerate del 1999. In questo caso Santiago Sierra usa il gruppo di spalle come veicolo per parlare di omologazione, soggiogazione al consumismo e alla violenza della società capitalista. I lavori di Sierra esprimono la brutalità di un mondo incentrato sui meccanismi economici, su strategie finanziarie pronte ad escludere una classe sociale creando così, un mondo parallelo, quello degli emarginati che sono costretti a mettersi di spalle.

L’altro esempio è l’opera video Around (2005) di Ulla Von Branderburg, in cui un gruppo di persone ruota intorno a se stesso senza mai offrire il volto alla telecamera.
Rituali di gruppo, occultismo, isteria, malattia si propongono come regole e atteggiamenti del comportamento umano che innescano curiosità e mistero in aspetti altamente formalizzati e predisposti all’occhio dello spettatore.

Se allarghiamo la dimensione del gruppo a quella illimitata, per potenzialità e finalità, dello spettatore, possiamo avviarci verso una possibile, ma non definitiva conclusione a questa nostra digressione sulle spalle dell’arte contemporanea.

Prendiamo adesso un esempio che molto contemporaneo non è, ma che cito come esempio che non posso non citare. Ovvero Caspar David Friedrich che nelle sue opere del Romanticismo pone sempre uno spettatore a confronto con la dimensione del Sublime.

Nel contemporaneo lo svelamento del gioco tra spettatore e figura di spalle ci è offerto da Richard Aldrich che nella sua recente personale da Bortolami presenta un dittico in cui la figura di spalle è ripetuta in dimensioni diverse su un’altra tela dove, in basso, all’interno intelaiatura recisa, si trova un piccolo specchio rettangolare. Il titolo dell’opera ‘looking with mirror apparatus’ enfatizza quanto nell’atto di stare alle spalle sia implicito l’atto di vedere. Quanto quindi la dimensione dello spettatore sia di primaria importanza nell’atto stesso di ritrarre. In questo caso la mancanza di un volto non si risolve con il suo possibile svelamento identitario, ma con la sostituzione stessa, attraverso l’immagine riflessa e quindi possiamo dire attraverso l’immagine di colui che osserva.

Il ruolo di colui che guarda e quindi si pone davanti l’opera dando le spalle agli altri, risulta essere centrale nella dimensione artistica e possiamo dire che voi stessi in questo preciso momento state entrando a pieno titolo nel fulcro di questa piccola ‘conferenza’ che qui si conclude. Ringrazio tutti voi spettatori e tutti gli artisti che in modo più o meno consapevole ne hanno fatto parte.

Grazie

Conferenza Performace con Maria Cristina Giusti

Jacopo Miliani
In collaborazione con Maria Cristina Giusti
Convegno Rolling Stone 2009

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